La gastrite del gasteropode medio

Avete per caso trovato in spiaggia, magari durante una bella passeggiata al tramonto sulla battigia, una bella conchiglia di un bivalve con un forellino dal diametro perfetto? Avete pensato anche voi che quel forellino sia stato fatto da un essere umano con lo scopo di inanellare una certa quantità di conchiglie per farne -ecchennesò- una collana per il partner?

Probabilmente non conoscete alcuni comportamenti dei gasteropodi o almeno di alcune tra le specie più aggressive in natura di questo strano tipo di molluschi.

I gasteropodi sono animali che vivono in una conchiglia di quelle che diventano soprammobili e si nutrono di bivalvi che vivono in conchiglie che diventano soprammobili. Anche tu, gentile lettore, probabilmente hai appoggiato sul televisore un gasteropode o, meglio, quella che era la sua casa.

Ma com’è possibile che via sia aggressività in un gasteropode che a volerla tutta va, quando è a manetta, a 0,5 km/h? Fidatevi, è possibile, ed ora spiegheremo le fasi di aggressione da parte di un gasteropode nei confronti di un malcapitato bivalve.

Fase 1. Identificazione del bivalve vittima e futuro pasto giornaliero tramite un fonoricettore installato nel labbro subplagiale.

Fase 2. Studio dell’itinerario da “posizione attuale” a “bivalve vittima” con calcolo dello stesso con l’opzione attiva “Senza strade a pagamento”.

Fase 3. Arrivo sul bivalve inerme che all’improvviso si chiede il perché di tanta crudeltà.

Fase 4. Adsorbimento dello strato superficiale di carbonato di calcio in un punto preciso e strategico del guscio del bivalve e più precisamente in prossimità del muscolo infravalvale.

Fase 5. Estrazione del dremellifluo, ovvero l’organo atto a trapanare il guscio assottigliato sottosommitale e conseguente realizzazione del foro di predazione con l’ausilio anche di reagenti chimici quali il Pancrazio e l’Yttogeno a comporre la formula di Magnussen e Viganò:

YtPz2O5 + H2O + CaCO3 > H2CO3 + CaPz2 +H2Yt

Fase 6. “Injection” di stomaco nel bivalve per la digestione della preda*.

Nel 95% dei casi, però, il gasteropode predatore non riesce a digerire la preda a causa di una gastrite atavica su cui Irbarol e il suo entourage di stagisti sottopagati sta ancora studiandone le cause principali (anche se indiscrezioni indicano che gli occhi degli studiosi sono puntati verso la presenza dell’Yttogeno come reagente).

*Quest’ultima fase è stata studiata a fondo da Millicent Flenil nella sua recente pubblicazione del 1932 “Stomach injections in shellfish” 5 pagine illustrate, editore Abdulla.

Questa voce è stata pubblicata in etologia, matematico-fisico-chimica, paleontologia.

2 commenti

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