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Il criceto beige

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2. Il criceto beige (mp3, preview di 60 sec.)
Animali anormali, Vol. 1

Gentili ascoltatori, eccoci di nuovo con voi per la seconda puntata di “Animali anormali”.

Siete pronti per una nuova avventura nel mondo degli animali? Mettevi addosso qualcosa che vi protegga dall’umidità perché oggi ci inoltreremo nella fitta foresta pluviale sudamericana alla ricerca di un mammifero dalle abitudini alquanto particolari: il criceto beige.

Come possiamo osservare dalle prime immagini, questo roditore vive abbarbicato a 80 metri di altezza sugli alberi di acero italicus che vivono in questa regione. Questa particolare facies vegetazionale è favorita dal clima arido e piovoso che dona inverni terribilmente freddi ma umidi e tipiche estati secche intervallati da mezze stagioni che però non ci sono più.

Il criceto beige costruisce il suo nido lassù, probabilmente spinto dall’istinto di andare alla ricerca di visioni panoramiche del luogo: tiene infatti, come tutti i marsupiali, una notevole collezione di foto classiche di panoramiche nella tasca anteriore. Ne riesce a contenere addirittura, pensate, 54 di formato jumbo e alcune centinaia di formato standard 10 per 15.

Sono alquanto curiosi i metodi tramite i quali riesce ad arrivare fino al nido: il primo metodo, chiamato “primo metodo”, prevede che con la spinta delle zampe posteriori il criceto riesca a fare leva ed inarcare la spina dorsale portando la testa il più lontano possibile dal tronco dell’albero; a questo punto, come potete vedere, sfoggia, aprendo la cavità orale, i due aguzzi denti incisivi che conficca nella corteccia con un veloce movimento di rilascio della tensione accumulata nella spina dorsale precedentemente. E così sale guadagnando in altezza alcuni centimetri che l’uno dopo l’altro lo porteranno fino all’altezza del nido. È capace di salire al nido in un minuto netto. Il secondo metodo, chiamato “l’altro metodo”, prevede l’utilizzo di questo miniascensore che viene costruito nel tronco dai tecnici dell’associazione “Salvemos el roditor colorado”. Questo venne fatto per evitare l’estinzione della specie, già decimata negli anni sessanta dai clorofluorocarburi emessi dalle industrie di spray anti-insetto. È facile immaginare come l’ascensore sia estremamente più utilizzato dai criceti nonostante la minore velocità di ascensione che si aggira sui 2 metri al minuto.

Ma ecco che arriva al nido un esemplare adulto. Come potete vedere il nido è un piccolo gioiello di tecnologia: legno di balsa e gusci di noci di cocco sono i principali materiali. Il legante è incredibilmente la forza gravitazionale che quassù è particolarmente grande tra questi due materiali arrivando a 60995 volte g. La forma sferica conferisce alla struttura notevole stabilità per contrapporsi ai venti di alta quota che si spostano dall’equatore alle alte latitudini nella stagione estiva. Il foro che vediamo inquadrato è la cavità di accesso: spesso per rintanarsi il criceto entra nel nido, altrimenti resta fuori a crogiolarsi al sole solstiziale che gli cede il calore necessario al mantenimento del colore beige del suo mantello. Le radiazioni ultraviolette, infatti, stimolano alcuni pigmenti che sono contenuti nelle sacche ipocromatofite che nasconde sotto lo sterno. Si sviluppa così nell’organismo un moto convettivo di fluidi che trasporta il pigmento fino al mantello.

Ma cosa succede col cielo coperto o comunque in assenza di irraggiamento? Rumori assordanti vengono emessi, soprattutto durante la notte. Al calar del sole il pigmento, che viene continuamente prodotto dalle ghiandole cromatoidee, non trova aiuto dai moti convettivi innescati dall’irraggiamento solare per venire distribuito nell’intera massa corporea. Non essendoci alcun sfogo, il criceto aumenta la sua massa urlando di dolore fino a che il suo volume totale è composto per il 95% dalla ghiandola ormai piena fino all’inverosimile di pigmento. Il valore di 95% è detto “limite critico”. Se il criceto raggiunge questo valore prima del sorgere del sole, esplode rilasciando con un boato fino a 102 litri di pigmento beige che si spargono nei dintorni col processo di “breezing”. Queste immagini scattate dal satellite mostrano come siano evidenti le chiazze chiare presenti in quasi tutto il bacino del Rio delle Amazzoni. Se al contrario il sole sorge prima del raggiungimento del limite critico, il criceto si rende conto di aver vissuto una brutta esperienza che, però, dovrà vivere l’indomani e poi l’indomani l’altro e così via. Angoscia e disperazione scorrono nel sangue (e nel pigmento) di questi sfortunati marsupiali.

Alcuni esemplari di criceti beige nani (una sottospecie arrivata fin qui quando le terre emerse costituivano un’unica Pangea) che vivono nell’Isola di Baffin alla latitudine di 89°N, raggiungono al massimo sei mesi di età a causa del fatto che per sei mesi la luce del sole è sempre presente. Nei restanti sei mesi di buio non esistono criceti beige nani tranne quelli in letargo, unico momento in cui cessa la produzione del pigmento.

Irbarol scoprì nel 1958 che il letargo poteva avvenire solo al di sopra degli 85° di latitudine e ad almeno 1000 metri di altitudine. Necessaria una temperatura di -25°C.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere: dalla morte impietosa dei poveri adulti sgorga vita: i residui dell’esplosione si spargono, col metodo precedentemente visto di nebulizzazione, nel raggio di alcune centinaia di metri e, al contatto col substrato organico tipico dei suoli di questi regimi climatici, reagiscono chimicamente costituendo molecole di triazetamina-1 e cloroacetenolo benzenodiaglutinato che si uniscono a formare molecole di essere primogenito ben capaci di accogliere atomi vicarianti di cromo bivalente e terre rare esclusi l’europio e il lantanio a causa del loro elevato raggio ionico.

Lo sviluppo di questo essere primogenito prosegue per accrescimento particellare tramite rotolamento: il modello illustrato in questi schemi mostra come vi sia similitudine con l’accrescimento di una palla di neve che rotola da un pendio. Ma ecco che un esemplare è pronto al “salto juvenile”, momento nel quale il criceto passa da embrione ad adulto. Grazie ad un piccolo incremento di temperatura (che può essere ad esempio il calore ceduto da un incendio doloso, oppure da una alitata di felino) le molecole accatastate si organizzano per formare ossa, muscoli e tessuti.

L’intero organismo così formato è pronto ora a salire su un albero, a costruire il suo primo nido e a scattare la sua prima foto panoramica. Eccolo che prova a scalare il suo primo albero: i tentativi si susseguiranno fallimentari fino al momento in cui arriverà Irbarol a dir loro come agire per salire.

La femmina del criceto beige non esiste.

Tutti vorremmo tenere nel ripostiglio di casa un criceto beige, non è vero?

Eccoci alla fine anche di questa puntata. Ringraziamo per l’attenzione. Arrivederci alla prossima puntata sempre che il grande studioso Irbarol non accetti di girare a Manila, come attore non protagonista, il film di sicuro successo Macho dancer.

7 commenti

  1. profe, una domanda: ma sto animale per caso è parente del “beidge” di cui parla sempre Sini Wini?

    • parente, sì, ma veramente alla lontana.

  2. Mi a gò a cusìna fata de “Acero Italicus” !

  3. Ma il criceto beige è asessuato?

  4. Cosa usano per fare le foto? Reflex, cellulare, I-Cric?

  5. L’etologo e paleontologo armeno Satrapos scopre l’origine del comportamento da “scalatore” del criceto beige grazie a recentissimi studi sul DNA di antichissimi ritrovamenti fossili di scarafaggi cinesi… continua…

  6. no vedo e foto

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