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Il riccio comune dell’Alta Pianura Padana

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7. Il riccio comune dell’Alta Pianura Padana (mp3, preview di 60 sec.)
Animali anormali, Vol. 1

Siamo nel 1998. È buio. Silenzio. Ci troviamo nell’alta pianura padana, più precisamente in quella vicentina in compagnia dell’etologo Irbarol arrivato fin qui primariamente per trovarsi una donna e secondariamente per studiare alcuni mammiferi tipicamente notturni. Scoprì improvvisamente che lungo la strada statale 53 le due cose potevano coincidere.

Torcia elettrica autoricaricabile in mano, mantella e cappello antipioggia antistrappo in startech, occhiali neri retroproiettati ai raggi UVA e infrarossi ai cristalli liquidissimi, ciuffo sbarazzino mimetico, pantaloni ultralite silverlite technolite in tessuto antistress ovvero nessun-problema-su-nessuna-superficie, guanto a manopola riscaldato per ogni evenienza e stivali in pelle di rarissimo caimano con tacco da 16. Ecco Irbarol, l’unico etologo che riesce a stare acquattato molte ore al suolo, tipo due non di più, capace di captare un rumore emesso da un animale addirittura distante 100 chilogrammi, semplicemente utilizzando il suo finissimo udito.

Ecco che tende l’orecchio e… shhhhs hhhhshhh… voilà, l’irriconoscibile fruscio del riccio europeo che in effetti era il fruscio di un altro animale però nel buio dopotutto ci si può confondere!

Infatti dal cespuglio di biancospino esce un normalissimo formichiere zebrato delle ande andine, troppo comune per attirare l’attenzione prolungata di Irbarol, a maggior ragione in questa regione del globo.

Ma ecco che incredibilmente due luci all’orizzonte, due occhi illuminati dalla fioca luce della pila, si avvicinano verso di noi di soppiatto. Si riveleranno subito essere gli occhi di un altro poco interessante mammifero notturno: il gatto abarth, oggetto, forse, di una prossima edizione degli “Animali Anormali”.

Finalmente dopo molta attesa, più o meno all’alba del giorno dopo, ovvero trascorsi sì e no almeno quattro parsec al metro quadro, ecco che da una tana in legno costruita all’uopo esce allo scoperto intento a ricercare il quotidiano cibo di sostentamento, il tipico riccio comune dell’Alta Pianura Padana.

Munito di dozzine di aculei ma buttati lì sulla cute come un mazzetto di “sciangai”, questo è un rarissimo riccio tipico di una ristrettissima zona di territorio, equivalente più o meno alla superficie della Terra ovvero nientepopodimenoché 30 milioni di nanotesla su grammo per bit. Questo mammifero non teme concorrenti. Gli aculei infatti, pettinati di prima mattina, donano al piccolo animaletto la protezione necessaria in caso di aggressione da parte dei predatori. La sua velocità di punta raggiunge i 5,5 metri al secondo sufficiente ad evitare tutti gli animali più lenti di tale velocità: quelli che raggiungono la stessa velocità quantomeno lo possono appaiare ma non se ne parla nemmeno di un sorpasso completo.

I predatori più pericolosi del riccio comune della pianura padana sono molteplici: l’aquila testabianca di Uoscintòn, il coyote di Spring River, il condor australiano, il boa constrictor della foresta subequatoriale nicaraguense, l’orca del baltico e le automobili della panamericana. Essendo piuttosto distantini dalla pianura padana, però, questi predatori non hanno mai visto tra le loro grinfie un becco di un riccio padano seppur qualche tentativo ci sia stato, da parte di alcuni, di saltare l’atlantico o l’indiano o il mediterraneo. Tutti tentativi falliti come quello dell’orca del baltico che prese una rincorsa tale che dal suo areale di appartenenza, il Mar Baltico appunto, riuscì con forza disumana ad attraversare tutta la Germania e a spiaggiarsi in Austria all’altezza delle spiagge bianche di Vienna causando molto stupore ma nel compenso anche qualche risatina. Irbarol stesso andò in quell’occasione al mare a Vienna per sbeffeggiare l’orca con un “non ce l’hai fatta” che ha avuto incredibili ripercussioni in campo scientifico.

Ad ogni modo per l’assenza di predatori efficaci il riccio si può riprodurre moltissimo e il numero di esemplari è in continua crescita, non si sa come, fin dal 1969 ad oggi quando ancora la fascia di Kuiper sulla Terra era solo un abbozzo.

Le femmine del riccio comune vivono stabilmente tutte in Islanda e godono di buona salute. Talora si sforzano tutte insieme incoraggiandosi a vicenda nella speranza che presto l’isola islandese per motivi tettonici si adagi sulla placca europea senza eccessive ripercussioni orogenetiche. Questo permetterebbe loro il ricongiungimento col sesso opposto cosa gradita espressamente da loro ma non dai maschi che preferiscono correre come dei matti sui prati, spensierati e senza prole al seguito da accudire.

Eppure le femmine si impegnano e durante il corteggiamento, bensì lontane più di duemila chilometri, cercano di attirare l’attenzione dei maschi con balzi, piroette, lanci di spruzzi colorati del liquido cromosomico, sbeffeggi intraprendenti, corse esagerate sulle alture per fare capolino ed altro ancora. Peccato però che i maschi dalla pianura padana pensino drammaticamente al realismo della fine della specie continuando a correre come dei matti sui prati.

Irbarol dedicò un anno allo studio della cura veterinaria del riccio comune. Protetto dal sole di un gazebo padano, allestiva quotidianamente un tavolino sul quale vivisezionava qualsiasi animale passasse nel raggioperraggiopertreequattordici.

Era ormai un esperto di ginglimi assiali quando si accorse che il riccio comune non poteva sopportare il solletico applicato al di sotto delle ghiandole metaforoidee con una semplice piuma di uccello. Ah quanti pomeriggi passati all’ombra di un gazebo padano a solleticare ricci nei weekend di primavera! Che ricordi indimenticabili!

Purtroppo tutto finì quando provò a somministrare, in uno dei suoi esperimenti casuali, una medicina tossica a sé stessa. È di per sé un concetto che va aldilà di ogni immaginazione ma Irbarol, così, creò l’antimateria e vinse i Nobel per la fisica, la medicina e la pace sbeffeggiando fior fior di professori. Per gratitudine rilasciò nel sottosuolo un paio di pillole di antimateria sincronizzate, pronte a causare effetti catastrofici guarda caso il 21 dicembre 2012 data in cui era prevista la fine del mondo.

È incredibile come anche in questa puntata non siamo stati buoni a dire nulla di interessante.

Nella prossima e ultima puntata cambieremo aria: sposteremo la nostra attenzione agli abitanti dell’acqua per descrivere le strepitose peripezie dell’anellide dal collare, un tipo di verme subacqueo che sapientemente Irbarol riuscì a studiare nei mitici anni ottanta quando era diviso tra la discomusic e la propaganda per il partito liberaldemocratico alle elezioni federali tedesche del 1980.

3 commenti

  1. Ma mi dici perche’ la mucca fa ‘muu’ e il merlo non fa ‘mee’

    • Un ottimo intervento per una discussione sul riccio comune dell’Alta Pianura Padana. Grazie infinite.

      • Caro Paui, finalmente alle 23.31 zulu riesco a completare la lettura della prima memorabile storia di Animali Anormali! Essendo a mia volta un animale anormale… sono partito dalla storia n. 7. Volevo solamente portare la mia esperienza allorchè nel 2004 vidi nello Utah una scena indimenticabile: nella parte meridionale dello Zion National Park un riccio comune dell’Alta Pianura Padana stava fiero di fronte ad un Crotalo adamantino in posizione d’attacco… Già immaginavo la fine ingloriosa e cruenta dell’esserino aculifero quando, in distanza, vidi il serpente contorcersi nelle spire per u buon quarto d’ora e poi andarsene lasciando il riccio illeso. Vidi ripetersi la scena più volte nell’arco di 15 giorni e poi finalmente capii… il riccio comune dell’Alta Pianura Padana si difende infatti dai predatori grazie ad un senso che non ha nessun altro animale…

        … il senso dell’umorismo! I giorni successivi alla scoperta sono perfino riuscito a sentire le risa del crotalo adamantino…
        Ulteriori approfondite ricerche hanno chiarito anche l’origine parafiletica di un mammifero carnivoro sub-Sahariano appartenente alla famiglia degli Hyaenidae ed unica specie appartenente al genere Crocuta; ebbene, nel Pleistocene un gruppo di canidi poterono migrare dalla Pianura Padana all’Africa dopo aver convissuto per un lungo periodo con il riccio comune dell’Alta Pianura Padana e originarono le prime colonie di Iena ridens.
        Spero che la mia esperienza serva a qualcuno e in attesa di leggere la seconda storia mi congedo con una grassa risata.
        By-By (compra-compra)

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