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L’anellide oceanico dal collare

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8. L’anellide oceanico dal collare (mp3, preview di 60 sec.)
Animali anormali, Vol. 1

Carissimi ascoltatori, in questa ottava e ultima puntata affronteremo un tema carissimo ad Irbarol. In un periodo poco esaltante della sua vita, Irbarol venne preso come uomo di scienza a bordo della nave ecologista “PaceVerde”, versione italiana della celeberrima GreenPeace ma molto più sfigata, col difficilissimo compito di lavare i piatti una volta che l’intero equipaggio avesse terminato di cibarsi. Una grandissima responsabilità per Irbarol che non riusciva ad essere produttivo benché colto da continue ansie giornaliere.

Nei ritagli di tempo delle giornate ovvero tra le 10 e le 11 di mattina e tra le 16 e le 18 del pomeriggio, durante la navigazione era solito trascorrere il tempo bevendo birra Cuvée des Trolls pescando dal ponte con il semplice ausilio di una piccola matassa di filo da pesca e un amo. Il suo grosso problema era che la lunghezza del filo non copriva l’altezza che vi era dal ponte al pelo dell’acqua e per questo motivo dovette ingegnarsi a trovare esche appetibili ai pesci invogliandoli a balzare fuori dall’acqua. Dopo numerosi tentativi a suon di “forza!”, “dai pescetto che ti piace il vermetto!” e “suvvia non farmi fare brutta figura!” decise che sarebbe dovuto ricorrere a delle esche. Fu così che a forza di mettere nell’amo vermi scoprì le incredibili caratteristiche di un anellide finora a lui ignoto, l’anellide oceanico dal collare, una qualità di verme polivalente tipico delle colonizzazioni animali di oggetti galleggianti oceanici trasportati dalle correnti.

Capita spesso infatti per i materiali in decomposizione alla deriva (ma questo accade anche alle plastiche non biodegradabili, per esempio) che si sviluppi una veloce colonizzazione da parte di organismi di vario tipo i quali letteralmente si aggrappano lasciandosi trasportare senza destinazione. Sono vere e proprie “zattere galleggianti”: una vera vita da “bohemiéne” per migliaia di organismi.

Ecco come alcuni oggetti spiaggiati lungo le coste dei mari e degli oceani di tutto il pianeta siano ricoperti di un pullulare di vita. Questa bambola gonfiabile “Made in China” è stata abbandonata probabilmente nell’oceano indiano a largo delle coste dell’India meridionale data la zona ricchissima di anellidi e successivamente spiaggiata qui dove ci troviamo, sulle coste del Mozambico, Africa sud-orientale.

È qui nel “Centre du inanellament” di Pembà che avviene lo studio delle rotte migratorie. Si utilizza una tecnica mutuata dall’ornitologia, chiamata “inanellamento”, che consiste semplicemente nel mettere un marker agli esemplari campionati, rilasciarli e nel caso di ritrovamento capire le loro rotte migratorie.

Irbarol iniziò ad inanellare gli anellidi dal collare raccogliendo ogni oggetto galleggiante in oceano. Meticolosamente incideva sugli anelli di platino che applicava ai vermi le coordinate GPS del ritrovo e alcuni altri dati rappresentativi dell’esemplare, tipo il nome e la lunghezza.

Prima di tutto ciò, però, Irbarol controllava che l’esemplare fosse in buone condizioni di salute e per far ciò vivisezionava longitudinalmente la bestiola, evidenziando un notevole numero di apparati interni che tenteremo di descrivere.

L’apparato circolatorio è costituito da un sistema principale e uno secondario.

Il sistema principale è costituito da una vena chiamata aorta, lunga tanto quanto l’anellide e che porta il sangue dall’apice, la bocca, al termine, l’ano, dell’organismo. L’aorta ha una sezione quasi equivalente alla sezione totale ovvero uguale al diametro meno un pochettino. Il flusso di plasma sanguigno scorre imperterrito e senza ostacoli di sorta distribuendo ossigeno al tessuto perimatogeno e mantenendo una temperatura costante di 36 gradi su tutta la massa.

Il sistema secondario è costituito da un condotto esterno in PVC che riporta il sangue all’inizio del percorso sfruttando l’effetto “Gordon” in cui la costante di trasmissione “k1” è uguale a 7,8.

Il plasma sanguigno contiene colesterolo: se esso nel valore totale è elevato, la sezione dell’aorta diminuisce, accelerando il flusso sanguigno provocando l’aumento della velocità del fluido. Questo porta a probabili scompensi generici e impossibilità ad aggrapparsi ai sistemi galleggianti oceanici.

L’apparato digerente, sfruttando l’aorta per economia di spazio, coincide per forma, lunghezza e caratteristiche all’apparato circolatorio, solo che passa il cibo, costituito da legname e/o altri cibi non digeribili.

L’apparato nervoso, chiamato anche “apparato nevrotico”, è in tutto e per tutto coincidente con l’apparato circolatorio solo che passano neuroni, lentissimi e in piccola quantità.

L’apparato linfatico lascerebbe far intuire che possa essere uguale ai precedenti e che faccia passare linfa: invece, non scherziamo, questi sono documentari di etologia seria.

In buona sostanza nell’aorta passa di tutto, contemporaneamente, provocando un bel po’ di problemi all’organismo ma facilitando il compito di chi li studia. Irbarol infatti, concluse il suo trattato del 1982 sugli apparati interni degli anellidi dal collare scrivendo per soli 30 minuti e compilando il tema assegnatogli scrivendo con la penna calligrafica a scrittura larga per far sembrare di aver scritto di più. Il trattato risultò lungo ben 3 pagine di un foglio protocollo a righe piegato a metà verticalmente.

Come potete vedere in questo filmato di repertorio, una volta vivisezionato, l’anellide veniva inanellato e rilasciato sulla sua “zattera galleggiante” con una proiezione di vita ampissima e scarse possibilità di ritrovamento.

Gli anellidi vengono spesso derisi dagli altri organismi sulle zattere galleggianti con frasi ad effetto del tipo “non avete né capo né coda”, cosa che non sortisce effetto grazie al super-Io che dona agli esemplari adulti una grandissima consapevolezza nei propri mezzi. “Abbiamo bocca e ano…” rispondevano, “…e questo basta e avanza”.

In effetti per un brachiopode, per esempio, sentirsi rispondere in questa maniera doveva essere uno smacco. Molti spirifer si suicidarono per la vergogna lasciandosi cadere nelle profondità abissali.

Irbarol inanellò 322 esemplari di anellide dal collare, sperperando il capitale accumulato in anelli di platino che finirono così dispersi principalmente nell’Oceano Indiano. Nessun altro studioso trovò un esemplare inanellato.

Con gli anellidi nell’amo le cose andarono meglio: Irbarol riuscì a catturare molti merluzzi ghiotti di vermi finché, purtroppo, non abboccò un pesce luna che quel giorno si era svegliato con l’uomo di traverso e quindi particolarmente incazzato. Col suo peso di due tonnellate ingoiò anellide, amo e filo, ponendo la fine alle pesche di frodo a bordo della nave ecologica “PaceVerde”.

La “PaceVerde” venne successivamente venduta illegalamente al Bangladesh e spiaggiata volontariamente nei dintorni di Chittagong in lista d’attesa per essere smantellata pezzo per pezzo.

Finisce con questo sentimento di speranza la prima serie di documentari “Animali Anormali”.

In futuro molte novità, soprattutto se non succederà niente.

3 commenti

  1. a mi me par na bissa orboea!

    • c’è veramente un sacco di inioranza

      • Ma chi è questo Animale? E’ possibile che sia un amico dell’anellide oceanico, ma che sia arrabbiato con il suo amico perché non sa nuotare e non possono mai vedersi?
        Mah

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