Sei una bestia, Viskovitz

Finalmente, dopo tante stupidaggini, un articolo serio.
Un giorno di pochi mesi or sono, in piena fase di condivisione del progetto Animali anormali mi è stato detto “ehi Paui, ma lo sai che c’è un bel libro che racconta vicissitudini di animali alla stessa tua maniera?”.
Era così, non avevo mai letto (e non ne conoscevo l’esistenza) Sei una bestia, Viskovitz, un libro di 144 pagine di Alessandro Boffa, pubblicato da Garzanti che raccoglie le vicissitudini di numerosi animali reali (tra cui spugne, gasteropodi, scorpioni, microbi, pesci, uccelli, roditori) raccontati in prima persona da Viskovitz, (il protagonista maschile di ogni specie animale raccontata), che cerca se stesso e l’amata Ljuba, (la protagonista femminile di ogni specie animale raccontata) calantosi nei panni di un protagonista molto umano. I songoli racconti sono farciti di termini in gergo scientifico come un biologo, qual’è Boffa, è ovviamente in grado di fare. Quindi seno palleale, rinoforo, diverticolo, radula, osculo, diventano termini compresi sebbene non conosciuti. Ecco qualche esempio.

“Ma non ci pensi mai al sesso, Viskovitz?”
Il sesso? Non sapevo neanche di averne uno. Figuratevi quando mi dissero che ne avevo due.
“Noi lumache, Visko”, mi spiegarono i miei vecchi, “siamo ermafroditi insufficienti…”.
“Che schifo!”, strillai. “anche noi di famiglia?”.
“Certamente, figliolo. Siamo in grado di svolgere sia la funzione maschile che quella femminile. Non c’è nulla di cui vergognarsi”. Con la radula mi indicò dove si trovavano i due arnesi.”

«Com’era papà?», chiesi a mia madre.
«Croccante, un po’ salato, ricco di fibre».
«Prima di mangiartelo, voglio dire».
«Era un tipino insicuro, ansioso, nevrotico, un po’ come tutti voi maschietti, Visko».
Mi sentivo più che mai vicino a quel genitore che non avevo mai conosciuto, che si era disciolto nello stomaco di mamma mentre venivo concepito. Da cui non avevo ricevuto calore, ma calorie. Grazie papà, pensai. So cosa significhi, per una mantide, sacrificarsi per la famiglia.

“Sei una bestia, Viskovitz”
Io, Viskovitz, ero un microbo.
“Non sono le misure che contano, Viskovitz”, sentivo dire. “L’importante è esser se stessi”.

“Come ti sei ridotto, Viskovitz”
“Ljuba, perché non mi ami?”, domandai”
“Perché sei un verme. sei vile, non hai spina dorsale, non hai fegato”

Insomma, hai bisogno di leggere un libro che aumenti la tua ironia/autoironia? Ecco, hai qualcos’altro da leggere questa estate. Unica nota negativa: l’utilizzo del font Comic Sans per il titolo di copertina…

Questa voce è stata pubblicata in etologia, libri, miscellanea.

6 commenti

  1. Io ho una certa stima del Comic Sans.

    • Si lo so benissimo. Anche la tesi di Irbarol è in Comic Sans.

  2. Letto, più di 10 anni fa… un tuffo nel passato… al tempo il Comic Sans era di moda come la cintura El Charro o la maglietta Fruit of the Loom…

    • …quindi era una moda bruttina…

  3. beh, ma c’era anche “stranalandia” di Benni che aveva strampalati animali, no? (mi ricordo il “topo cagone” e la filastrocca della giraffa “che ha il cuore lontano dai pensieri…”)

    • Alberto, mi precipito in libreria. Grazie della segnalazione.

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